BEAUTY | MICHELA FURIN

B  E  A  U  T  Y

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Esiste un luogo fuori del tempo e dello spazio dove regna il silenzio di una Natura vergine e buona

e le montagne innalzano la loro roccia al cielo ed il sole, immortale Narciso, si ammira su lo

specchio d’acqua calma di lago. L’aria è fredda, la cerva si disseta e la foresta dagli alberi alti e

solenni appena bisbiglia.

Su queste terre prese in prestito a capolavori dell’arte europea Rino Stefano Tagliafierro infonde un

soffio di vita, e ciò che per anni era rimasto congelato nella magnifica pittura, ora, per incanto e

desiderio, comincia a muoversi.

Non è – o non è stata – forse la più grande icariana ambizione dell’Arte, quella di creare forme che

della vita abbiano il moto o la somiglianza? In questa era contemporanea dove sia Arte che Vita

sembrano miraggi nella nebbia, ecco che la scienza digitale con una sofisticata tecnica è messa al

servizio di tale scopo. Nel silenzio di quei boschi, magicamente, il dipinto prende vita; in una

incredibile sequenza di immagini si svela il mistero dell’esistenza.

La Madre è china a baciare il suo bambino, madre e donna e risplende la Bellezza del suo corpo,

della carne rosa su cui la luce gioca a nascondersi riverberando di seduzione.

But I forbid thee one more heinous crime:

O, carve not with the hours my love’s fair brow

Così continua il sonetto di Shakespeare che Tagliafierro sceglie come introduzione al suo breve

video Beauty. Ma il tempo divoratore non risparmia la fronte di alcun essere, lui avanza, sordo ai

sospiri degli uomini, cieco ai loro passi confusi. Una sequenza di amplessi preludono alla venuta

della distruzione. Il coltello taglia ed infilza la carne, i padri uccidono i figli, la sciabola di Giuditta

compie fatalmente il suo moto sulla testa di Oloferne, il sangue è versato ed esce dal quadro.

I santi non possono più nulla, l’incanto è finito, l’angelo non suona il violino, le risate e le danze

sono terminate ed i cembali riposti. La Grazia cede all’incalzare della Natura, gli occhi si fanno di

vitreo spavento mentre demoni risvegliandosi invadono i cieli.

Ferita è la Vita, gli spettri vagano per la foresta non più incantata, non più Eden. Colui che umano

fu, un tempo, ora sulla barca placata lentamente si dirige verso il cimitero, sospeso sull’acqua.

Ophelia non ha potuto proteggere i suoi fiori.

Yet do thy worst, old Time! Despite thy wrong

My love shall in my verse ever live young

Nel cadavere della donna e madre e amante l’uomo di scienza introduce i suoi arnesi, ispezionando.

Non troverà che ossa e muscoli, l’anima ha chiuso gli occhi.

Lei non ha salvato il mondo.

Il tempo ha fatto il peggio?

Sole bianco che non hai più acque dove specchiarti, perché cedi e tramonti? Cadi, dietro le inferriate

di ciò che resta del sacro.

Nell’opera di Tagliafierro Amore rimane, è nel ricordo della Vita, infuso alla sua Bellezza.

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di Michela Furin

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