BEAUTY ON WALL STREET INTERNATIONAL

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LINK: http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/arte/rino-stefano-tagliafierro-beauty_20140129112328.html#.UulFDnd5NxI

Il tempo divoratore, che tutto inghiotte. Shakespeare nei suoi sonetti, gettandogli il guanto di sfida, gli aveva opposto l’eternità della poesia, alzando un baluardo contro il suo logorio. Il tempo inghiotte ogni cosa, diceva, nemmeno le opere d’arte possono resistergli, solo la poesia. Ma c’è chi oggi, come il regista e animatore di video sperimentali, il piacentino Rino Stefano Tagliafierro, classe 1980, che con Beauty, straordinario esperimento di arte in movimento, sulle opere d’arte ha soffiato, dando loro vita, entrando in loro, ancor prima immaginandole come cosa viva, pulsante. Il movimento che in Beauty, video arricchito dal sound design di Enrico Ascoli, si fa protagonista, diventa il tocco magico con cui l’immagine, la cui vita potevamo solo immaginare, diventa sotto i nostri occhi miracolo visivo, sorprendendoci, accompagnandoci per mano dentro una dimensione che mai avremmo immaginato di conoscere.

Un montaggio perfetto, dove i fotogrammi dialogano fra loro, dove gli elementi dell’uno talora si riversano nell’altro, come gli schizzi di sangue del demonio infilzato dalla lancia dell’arcangelo Michele di Luca Giordano che spruzzano le mani e i piedi di A Study of Feet and Hands di Théodore Géricault. In Beauty v’è paura e sgomento. Le streghe, le creature dell’Inferno dantesco, il cavallo grigio bianco di Géricault che spunta nell’oscurità, come la testa del satiro di Peter Paul Rubens che sogghigna dal suo mondo di tenebre. E vertigine, con la cerulea Anna Katharina Emmerick, monaca agostiniana tedesca e beata della Chiesa Cattolica, che nel dipinto di Gabriel von Max trema nel suo letto di visionaria, toccandosi la testa fasciata.

Paura, sgomento, vertigine. E incanto. Con i sospiri delle ammalianti donne dei Preraffelliti, così distanti eppure vicine nel loro richiamo sensuale. La leggiadria dei dipinti rinascimentali, la morbidezza delle tele ottocentesche, che spezzano il rigore di richiami classicheggianti di tele nostalgiche e severe, che mescolano paesaggi ed erudizione. E la pace dei boschi irrorati dalla pioggia, con la luce che filtra delicata illuminando il sentiero.

E religiosità e sensualità, Sant’Agata e le odalische, Venere con Marte, San Girolamo che scrive teschio sul tavolo e il Cupido che birbante gioca con una fanciulla dal corpo avorio. E il contrasto, il buio caravaggesco e la dolcezza delle piccole mani paffute che tenere giocano con chicci d’uva o con i petali di delicati mazzolini di fiori di campo. E il contrasto fra le scene angoscianti e apocalittiche e la frescura della taverna di Entrance to an Inn in the Praestegarden at Hillested del danese Martinus Rørbye, dopo tanto viaggiare fra l’inverosimile.

Il regista
Nato nel 1980 a Piacenza, Rino Stefano Tagliafierro vive e lavora a Milano. Regista e animatore di video sperimentali, si è laureato all’ISIA di Urbino e allo IED-European Institute of Design di Milano. Ha partecipato a numerosi film festival e concorsi, fra cui Sapporo Short Fest 2013, Atlanta Film Festival 2013, Night of Animation in Lille 2013, Video Art & Experimental Film Festival of New York, 2013, New York International Children’s Film Festival 2013, Festival International du film d’animation Annecy 2012, ESMI Awards at FIC – Buenos Aires, Ottawa International Animation Festival Ottawa 2012, Animanima 2012, Anim’est 2012, Festival del Cinema di Venezia, Cracow Film Festival, Bug Festival. Ha realizzato videoclip per importanti artisti, come Four Tet, M+A, Mobbing, Digitalism, David Jones, Eva, Fabri Fibra, Big Fish, Morgan, Mario Venuti, Vittorio Cosma, Orax. Tra le sue più importanti collaborazioni in campo commerciale sono da ricordare i contributi per Lancia, BMW, Adidas, Antonio Marras, Kenzo.

 

Com’è nata l’idea di questo lavoro?
Il mio obiettivo principale era quello di realizzare un video che mettesse in scena le emozioni fondamentali che ogni persona incontra durante tutto il suo percorso di vita: la nascita, la morte, l’amore, la sessualità, il dolore e la paura. Dato che l’arte mi ha sempre riservato le emozioni più intense, la scelta delle opere dei grandi è stata quindi inevitabile.

È il tuo viaggio nella storia dell’arte o qualcosa di più?
Io non volevo proporre un viaggio nella storia dell’arte, anche perché avrei dovuto ragionare ad una narrazione completamente differente rispetto a quella pensata per Beauty, approfondendo artisti e correnti artistiche precise che nel mio progetto mancano per scelta. Ho voluto creare invece un viaggio emozionale, mettendo lo spettatore davanti alle principali emozioni umane, anche contrastanti.

Quali criteri hai usato per la raccolta del materiale?
La raccolta delle opere è durata anni e inizialmente non avevo idea di cosa ne avrei fatto: quando mi è venuta l’idea di Beauty, partendo da Caravaggio e Bouguereau che sono i miei preferiti, ho iniziato a selezionare artisti con caratteristiche simili a loro, infine ho scelto i capolavori più adatti a rappresentare le emozioni umane.

Quanto tempo hai impiegato? Com’è nato tecnicamente Beauty?
Per realizzare Beauty tecnicamente sono stati necessari circa cinque mesi: prima ho elaborato le immagini attraverso un software di fotoritocco, poi le ho animate e montate, e infine ho passato il lavoro al sound designer Enrico Ascoli che si è occupato dell’audio.

Hai avuto compagni di viaggio. Com’è nata la vostra collaborazione?
Oltre ad Enrico Ascoli che ha fatto un lavoro incredibile di sound design, hanno collaborato Carlotta Balestrieri e Laila Sonsino che mi hanno aiutato nella selezione delle opere e nella costruzione del racconto. Anche lo storico Giuliano Corti mi ha dato una grande mano per rendere maggiormente comprensibile il mio messaggio. Infatti è stata sua l’idea di citare il sonetto 19 di Shakespeare all’inizio del video e io l’ho trovato perfetto.

Qualche tua altra riflessione su Beauty?
Un capolavoro, in quanto tale, basta a sé stesso e non può essere migliorato perché è già perfetto così. Beauty si è servito dell’arte per creare qualcosa di diverso, non di migliore. Vuole essere un tributo ad essa nel rispetto assoluto della sua grandezza.

Pubblicato: Mercoledì, 29 Gennaio 2014

Articolo di:  Stefania Elena Carnemolla

 

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